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Visualizzazione dei post con l'etichetta Della persistenza della memoria

Fotogrammi 2

io e papà in moto e mamma. io in mezzo. La vespa. Ancora adesso in cantina. Playmobil e lego. ci giocava solo lui. io potevo solo guardare

Fotogrammi

Fotogrammi che vanno veloci nella testa, mille, migliaia, tutti sereni. Io sorridente. In una milano gonfia di pioggia e grigio-nera. Ma sembra lo stesso primavera. Primo fotogramma. 1970. La porta che viene e va del corridorio. Uno specchio e una cornice con i puttini dorati. Mamma mi passeggia avanti e indietro per farmi addormentare. Secondo fotogramma. 1971. Mamma ele sue mani mentre cantava Le petit marionette: ils font font font le petit marionette ils font font font trois pit tour e puis ils vont Terzo fotogramma. 1973 Parigi. ll natale. Nasconditi, bussa babbo natale, vai su, sotto il letto. ...corro al primo piano, mi metto a letto sotto le coperte, coperta per bene e non respiro. Corri, lo puoi ancora vedere, corri... ops è andato via, non lo hai visto? (non credo si scriva così, ma la so ancora cantare)

ALBUM DEI RICORDI

Oggi mi servivano delle cose, i negozi, si sa, di domenica non sono aperti ma sono caparbia ed allora ho girato per lungo e largo il mio bel paesello... e... boom ricordi nella testa. Sono stata felice. Oh si, felice. Ho vissuto tutto quello che potevo vivere e serenamente sono cresciuta. Qualche punto nero qua e là ma ai tempi non pensavo che si potessero ripetere certe cose, o almeno non a distanza così ravvicinata. Asilo, cortile, libellule da rincorrere. Forme di terra che io facevo finta fossero piatti prelibati. Fantasia infinita. Elementari. Prese in giro crudeli, disegnare bamboline e damine dell'800. Catechismo, Oratorio, liquirizie, dio c'è. Altalene cercando di volare sempre più in alto. Medie. Scuola media cucciniello. Nuova e bella con le finestre tonde che sembrava una nave. Rossa. Accorgersi di essere bella. Il più bello che si era preso una cotta per me ed io che guardavo sempre quelli più grandi. Fabrizia. Il gioco della scopa, le feste a casa. In giro per o...

Tram

Il rumore del vecchio tram che passa per la Milano vecchia, la moltitudine di colori e accostamenti pazzeschi di gente diversa. Manager e disperati che viaggiano insieme. Studenti e segretarie. Gente diversa. Così diversa da risultare omogenea in questo vecchio tram Era tanto che non prendevo un tram Milano è bella. Milano è frenetica. Mi infastidiscono gli aliti addosso, gli zaini contro la schiena, la puzza, le urla, ma mi fermo un attimo ad osservare lasciando da parte il nervosismo di questa mattina diversa Guardo l'uomo con la valigetta e mi chiedo se ci tiene dentro il pranzo come fa il mio collega Guardo vecchiette sorreggersi e spettegolare, parlare di medicine spettacolari e dottori bravissimi e avrei voglia di abbracciarle Guardo l'uomo sudicio che ho a fianco e penso che ne sarà di lui, ma il suo odore è insopportabile sento di detestarlo per lo sporco che mi fa respirare. Mi soffermo sugli studenti. 15 anni belli? Ho un ricordo che mi inquieta della scuola. Amavo st...

Sposerò John Nigel Taylor

Immagine
Il bagliore dei lampioni di mezza sera. Aria umida di pioggia. Il flashback mi porta al 1985. Io ragazzina. Io sempre innamorata di qualcuno. Io sempre da amori impossibili e non corrisposti. Avevano però un gusto strano. D’autocompiacimento nella sottile sofferenza delle cotte dei 15 anni. Ero sempre in giro per le strade di questo paese e di Milano. Paninari, metallari, dark... le vie piene di gruppi e di colori diversi. Un pochino West Side Story. E al mio fianco Fabrizia. Fabrizia senza tette, Fabrizia dalle camicie con i colli enormi. Fabrizia che arrivava a casa mia e si mangiavano toast e vino di nascosto dai genitoriFabrizia e la nostra prima sigaretta Sempre in giro. Con il bellissimo della scuola in testa e i duran duran nelle orecchie. Grandi sogni, grandi perché, risate e pianti. Fabrizia con i genitori liberali, io con i miei un po' severi.Ora lei vive di notte, organizza serate in giro per le discoteche e ha sempre avuto relazioni stabili Io vivo di giorno e ho sempre...

Casca il mondo

Chiudo gli occhi. Il sole trapassa le palpebre e vedo ogni cosa rossa e poi gialla. Ogni immagine che passa davanti agli occhi chiusi, ha il colore del sole. Voci di bambini. Apro gli occhi. Saranno 30. 30 paia di ciabatte in fila. 30 bambini al massimo di sei anni. E poi urla. Risa. Fischietti. Acqua. Credo un paio di classi di un asilo. Mia madre: ti ricordi di Severina e Michela? Sì me le ricordo. Ricordo che odiavo i materassini delle tre e il pisolino pomeridiano. Ricordo che amavo i giochi con i pastelli. Ricordo che non legavo con gli altri bambini. Sempre isolata a disegnare… e mi piaceva sporcarmi le mani con la terra del giardino Non ricordo gli altri bambini Odiavo l’asilo Ma amavo quelle due maestre… “Giro girotondo, casca il mondo, casca la terra, tutti giù per terra”
I soli ricordi che ho del passato sono quel che sono ora. Il passato è qui. In ogni cellula di come sono diventata. Campi di grano e fiori Cicoria... si raccoglieva la cicoria Giochi con l'elastico e quella palla che facevo rimbalzare all'infinito sul muro Scuola e primo giorno di ufficio Ultimo bacio.. Ultimi istanti prima di addormentarsi Come ero? basta che mi guardo le mani... Non so perchè, ma nelle mie mani risiede il tempo dei ricordi e del futuro.

vinavil

Mettersi il Vinavil sulle mani per poi togliere le pellicine Gioco stupendo che ha attraverso con immutato fascino tutte le generazioni degli ultimi 30 anni. Sicuramente si nutre di qualche recondita pulsione psicologica infantile perché spargersi parti del corpo di colla e aspettare che secchi per poi rimuoverla con goduria è una cosa che - detta a parole - sembra pura idiozia. Eppure ne abbiamo consumati di barattolini bianchi (e qualcuno mi confessa di farlo ancora oggi )
Ho visto una moto, un uomo, una donna e un bambino nel mezzo... ho sentito l'odore di estate di quando con mio padre e mia madre si prendeva la lambretta e si usciva, avrò avuto 3 anni.

Il rito del bagno

Il bagno. Si vede che non abito più qui, ogni tappo è al suo posto, ogni barattolo è schiuso e non come quando c'ero io che lasciavo tutto aperto, ante, porte e dentrifici, shampoo, balsamo, bagnoschiuma, creme... tutto. Ma i gesti sono sempre quelli, come un rito. Aprire l'acqua caldissima, miscelarla un po'... entrare dentro e urlare per il calore e aprire tutto il getto dell'acqua fredda. Immergersi nell'acqua e lasciarla scorrere per un po'... la testa va giù e i rumori sono ovattati. Shampoo. Giù la testa. Balsamo. Spazzolino e dentrificio mentre il balsamo fa effetto... tirare via il tappo e lasciare un piede nel buco e lasciare che l'acqua coli piano. E poi con la doccia lavare tutta la schiuma.

Le ali

Ho sempre fatto domande strane a mia madre. Da bambina le chiedevo spesso perché avevamo le scapole dietro la schiena La sua risposta era semplicemente deliziosa: Sono le ali che sono cadute, e che ricresceranno quando morirai. Ha sempre inventato favole per me :)

La mia casa

Qual è la mia Casa. quella di là? Mia fin da quei fiori di paglia. Alla scelta dei colori, in quella casa in cui scappavo quando c’erano ancora le macerie e me ne stavo lì a dipingere mobili? La costruzione di un Casa. La costruzione di una vita, di un amore, di un pensiero. In quella casa in cui ancora mancano delle cose, in cui un anno fa la mia voce rimbombava, in cui mio padre cercava di convincermi su colori che non erano i miei. I miei colori, il rosso e il bianco. Il rosso cupo del sangue e della carne e il bianco candido dell’anima. Ma stasera ho scelto questa di Casa. Son rimasta qui. Nella mia stanza, trasformata, questa stanza che ho fatto divenir gialla e mio padre con molta fantasia chiama studio. Ma ci sono io qui, ogni parte, in ogni angolo ancora io. La bambina e adolescente, ci sono in quella cassapanca dipinta, nel quadro alle mie spalle fatto e rifatto per mesi e mai riuscito come volevo io, io nel murales dietro la porta. I miei soggetti preferiti: l’universo e il m...